Lasciare il lavoro. Il congedo di maternità.

Ormai da qualche settimana sono in congedo di maternità anticipato.

Ho un lavoro solo apparentemente tranquillo e “sedentario”. In momenti normali, la mia giornata lavorativa non dura mai meno di dieci ore, spesso continuate.

La mia pausa pranzo consiste generalmente in un panino sgranocchiato davanti al computer, afferrato con la mano sinistra mentre la destra tiene saldamente il mouse. Nelle giornate buone, con i colleghi riusciamo a concederci un salto in mensa.

Le ore trascorrono fra meeting, presentazioni, brain storming… e litigate furibonde. Il clima non è dei più sereni e io faccio parte di quella categorie di persone che non riescono a mettere filtri.

Il lavoro è sempre stato una parte fondamentale della mia identità e ho sempre faticato molto a scindere, a mettere una porta con chiave di sicurezza fra la vita professionale e la vita privata.

Crescendo (invecchiando) ho imparato a non farmi fagocitare, ma non sono riuscita a cambiare del tutto.

Così, arrivata al quinto mese di gravidanza e senza aver minimamente rallentato i ritmi, ho cominciato ad accusare il colpo.

E’ partito tutto con qualche crampetto dopo le riunioni più animate, ma pensavo fosse tutto nell’ordine della normalità. Ho cominciato ad avere crampi serali più persistenti, dopo giornate particolarmente lunghe e intense. E anche qui ho pensato che un weekend tranquillo o una buona dormita avrebbero risolto tutto.

Salvo poi svegliarmi un giovedì mattina con vere e proprie contrazioni e il terrore di un parto pretermine, che alla ventiquattresima settimana rischia di trasformarsi in qualcosa di diverso da un parto, in qualcosa di tragico.

Da quel giovedì non sono più rientrata al lavoro, sono in congedo anticipato per gravidanza a rischio. Il lavoro, nonostante tutto mi manca, moltissimo.

Sento i colleghi tutti i giorni e grazie a telefono e PC portatile sto riuscendo a chiudere i progetti che avevo in progress e a passare le consegne.

Mi sembra di non essere poi così lontana, ma devo ammettere, a me stessa prima di tutto, che le sfide quotidiane, i nuovi progetti, i successi e perché no anche le litigate fanno di me quella che sono…

E voi? Come avete vissuto il distacco dal lavoro? Vi è pesato o siete state felici di concentrarvi sulla vostra gravidanza e poi di dedicarvi soltanto a voi e ai vostri piccoli? Raccontateci come è andata!

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