Si può fare. O forse no?

Da quando, ormai qualche anno fa, ma comunque già in età “matura”, ho intrapreso la ricerca sistematica di una gravidanza, il mantra che mi sono ripetuta e che ho condiviso con chiunque affrontassi l’argomento, è sempre stato “si può fare”.

Parodiando il Frankenstein Junior di Mel Brooks, ho sempre espresso il mio punto di vista ottimista e possibilista. A fronte di una discreta forma fisica, di un buono stato di salute, di forte motivazione mia e del mio partner, e fortunatamente di un contesto familiare favorevole e supportivo, mi sono sempre detta che sì, si può fare.

Il messaggio lanciato più o meno velatamente sia a chi criticava questa scelta, sia a chi, invece, era soltanto in cerca di incoraggiamento per lanciarsi nella stessa avventura, è che la carta d’identità non deve condizionare troppo le nostre scelte e che – appunto – se le altre condizioni di partenza sono mediamente positive, un bimbo in braccio a quarant’anni è una possibilità concreta al termine di un percorso forse accidentato, ma che potrà anche essere vissuto con serenità e fiducia.

Insomma ho sempre cercato di considerare l’età anagrafica un fattore non necessariamente condizionante in negativo, ma anzi una fonte di consapevolezza e di equilibrio.

E finora tutto sommato è stato così. Ho vissuto la gravidanza serenamente, in buona salute, con qualche piccolo problemino non dipendente dall’età e comunque risolto con successo. La Pupattola sta crescendo bene e nuota felice costeggiando il mio fianco destro.

C’è stato però un evento che mi ha fatto riflettere su come, forse, il mio ottimismo mi abbia portata a semplificare troppo il tutto.

Durante una visita presso l’ospedale nel quale ho deciso di partorire, senza troppi giri di parole, vista l’età avanzata (sic), mi è stato consigliato il parto cesareo anzichè il parto naturale.

Sono rimasta completamente spiazzata. Perchè, mi chiedo? Se non ci sono indicazioni mediche, se siamo entrambe in salute, se sono perfettamente in grado di spingere, perchè devo farmi incidere la pancia e tagliare un organo? Perchè devo trasformare in un intervento chirurgico, con annessi e connessi, quello che dovrebbe essere un evento naturale? Solo per quello che c’è scritto sulla carta d’identità?

Mi è stato risposto che quelle come la mia sono considerate gravidanze “preziose”, perchè spesso non permettono seconde chance. Bene, ringrazio per la considerazione. Ma mi chiedo: allora che cosa c’è di vero in quello che raccontano quotidianamente sulla magia del parto naturale, assolutamente da privilegiare perchè meno traumatico per mamma e bambino e portatore di minori rischi per entrambi rispetto al parto con taglio cesareo? Dove sta la verità?

Ho fatto queste domande al mio ginecologo, che molto trasparentemente mi ha risposto che spesso si tende a non avere troppa fiducia nel fatto che il corpo di una quarantenne possa portare a termine con successo un parto naturale, attivamente e senza sofferenza per il neonato. E questo a prescindere dagli altri fattori, che possono essere invece favorevoli.

Ma allora l’essere riuscita a raggiungere una gravidanza, la buona salute, la pressione e il peso sotto controllo, la forma fisica, l’energia, a che cosa servono?

Non è che ho esagerato con la fiducia e l’ottimismo, nella convinzione che a contare siano i fatti, gli aspetti concreti, e non le date sui documenti?

Mentre fino a ieri mi sembrava di stare facendo una passeggiata in mezzo a prati fioriti, faticosa, sì, ma piacevole e rigenerante, oggi mi sembra di dover scalare una montagna, aggirando crepacci e conquistando creste aguzze.

Si può fare. O forse no?

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