I luoghi comuni della maternità sono (quasi) tutti veri

Durante la gravidanza, presa dall’ansia dell’ignoto, ho letto avidamente decine di “Mom’s Blog”, italiani e stranieri, alla ricerca di informazioni illuminanti su come sarebbe stato il dopo. Non sapendo che cosa aspettarmi ho cercato conforto nelle esperienze di persone che “ci erano appena passate”.

La ricerca e la lettura si sono presto concluse causa noia: sono allergica ai luoghi comuni. Sono noiosi, appiattiscono l’esperienza individuale, rendono meno interessante la realtà.

E le sensazioni legate a una maternità recente oscillano tutte, con leggere sfumature, sui due estremi di un asse ben definito. Da un lato, “oddio non ho più una vita, pappa cacche e pannolini l’hanno sommersa”. Dall’altro, “questo esserino ha dato un senso alla mia vita, che prima era inutile”.

Possibile, mi sono chiesta, che davvero non ci siano variazioni, che davanti a un evento così individuale e intimo noi donne affrontiamo tutte le stesse situazioni e proviamo tutte gli stessi sentimenti? Vedremo, mi sono detta. Quarant’anni non saranno passati invano, e riuscirò sicuramente a vivere il tutto con equilibrio e maturità, a modo mio, senza tradire la mia identità.

Adesso che sono mamma da ventinove giorni, posso dare anch’io la mia versione: ho capito che i luoghi comuni sulla maternità sono (quasi) tutti veri e che questa esperienza è un tuffo nelle acque profonde. O nuoti o anneghi.

Luogo comune #1

La tua vita, come la conoscevi prima, non esiste più, è stata disintegrata direttamente in sala parto nell’attimo stesso del primo vagito. Tu, che fino a qualche mese o settimana prima piroettavi fra un apericena, una lezione di ballo, e un film d’essai. Tu, che preparavi brief, presentavi progetti in consiglio d’amministrazione, ti svegliavi con le e-mail da Hong Kong e ti addormentavi con quelle da New York. Tranquilla. Anche tu, come me, non dimenticherai tutto quello che sei stata. Semplicemente lo metterai da parte, da brava, non farai la schizzinosa e ti rimboccherai le maniche perchè anche quelle potrebbero finire nella cacca. Nelle prime settimane, le tue giornate e le tue notti saranno riempite da attività talmente basiche e ripetitive che anche fare la spesa ti sembrerà un’occasione mondana da segnare in agenda. E ci andrai in Birkenstock, perché allacciarsi le scarpe porta via tempo.

Luogo comune #2

Non sarai più padrona dei tuoi tempi, non sarai più tu a gestire i tuoi orari. A meno che tu non abbia sposato la teoria delle pappe a orari fissi, potrai fare a meno dell’orologio. Dipenderai completamente dal ciclo circadiano del neonato e se sarai brava riuscirai a non saltare i pasti, a costo di pranzare alle 16 e cenare alle 18. Provare a seguire una qualche forma di routine (io sto provando a seguire il metodo proposto da “Il linguaggio segreto dei neonati” di Tracy Hogg) potrebbe essere controproducente e portare ansia e frustrazione se il neonato anziché dormire per due ore deciderà di dormire per cinque o nessuna (cosa che sta capitando a noi).

Luogo comune #3

Sì, avrai le soppracciglia a cespuglio e le unghie rotte, ma non potrai farci niente. Per qualche settimana farai meglio a coprire i molti specchi di casa: tanto non li userai e per contro la tua immagine riflessa ti potrebbe destabilizzare.

Luogo comune #4

La carenza di sonno cumulativa è un problema reale e rischia di far saltare anche la psiche più equilibrata. D’altronde anche i Vietcong usavano la privazione di sonno come sottile e incruento metodo di tortura dei propri prigionieri. Potresti reagire addormentandoti anche mentre ti lavi i denti o, come sta succedendo a me, faticando sempre di più ad addormentarti anche quando potresti.

Luogo comune #5

Ogni volta che lei o lui punterà i suoi occhietti su di te, li aggancerà ai tuoi e ti fisserà con curiosità, stupore o semplicemente fame, penserai che ne è valsa la pena e che tutto sommato non ti serve altro per essere felice.

Solo a quel punto, capirai di avere fatto finalmente pace con i luoghi comuni.

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